Elena La Verde

Testimonianze

Elena La Verde - Installazioni e sculture

dalla presentazione in catalogo Elena La Verde (installazioni e sculture)

“(…) Il problema che indusse gli artisti dell’inizio del secolo ad appropriarsi di materiali comuni era fondato sul desiderio diffuso di svincolarsi dall’estetica aristotelica espressa nella Poetica, fondata sull’imitazione del vero. Ci si voleva piuttosto avvicinare a una posizione non ignota allo stesso Aristotele, che nella sua Etica Nicomachea descrive l’operato come “disposizione ragionata” capace di dare luogo a forme autonome d’esistenza: non dunque a delle imitazioni. Ecco allora che da un passato remoto, quello delle avanguardie storiche ci viene incontro un discorso sull’oggetto dell’arte (la natura delle cose, il mondo…) di straordinaria attualità. Potremmo considerare la cristallizzazione della tecnica, la volatilizzazione del mezzo artistico, del soggetto, dell’autore, consona a tante pratiche dell’arte contemporanea, in fin dei conti proprio questo: una declinazione che ha innumerevoli varianti di quella disposizione ragionata di cui Aristotele parlava. La disposizione ragionata di Elena La Verde segue il filo rosso di una poetica che la porta maieuticamente a confrontarsi con una messe di valori che lei riconduce sempre alla femminilità. Ad esempio, la matrice culturale ed identitaria che apparenta il valore formale di certi oggetti e delle loro deformazioni, la continua e perturbante possibilità di fare slittare il senso dei concetti, delle parole e soprattutto delle cose, all’essere e al tempo della femminilità. Questa dimensione, lo sappiamo, è entrata a pieno titolo nell’arte contemporanea, ritagliandosi uno spazio importante, centrale e non residuale, della ricerca espressiva (…)”. Dal collage femminile incarnato da personaggi del tenore di Sophie Arp e Sonia Delaunay, all’ostensione corporale e ossessiva del sé espressa negli anni da Eva Hess, Mary Kelly, Gina Pane, Rebecca Horn, Katharina Sierverding; a quella più recente e feticistica di Mona Hatoum, piuttosto che a quella minimale e struggente di Eva Marisaldi. Ciascuna secondo il proprio linguaggio e seguendo la propria biografia l’arte al femminile ci parla di donne che hanno espresso una reazione a questa stretta mortale, a questo sguardo di seduttore, a questo sguardo unidimensionale maschile. In questa linea di appartenenza sono convinto vadano collocate quelle opere di La Verde che più di altre hanno dialogato con questo flusso incondizionato di tematiche.(…)”

David Bianco

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