Elena La Verde

Testimonianze

Vivere all’interno del prodigio dell’arte

Prefazione al volume di poesie di Elena La Verde “Una vita qualunque”

Il tempo, i sogni, l’attesa di porsi all’interno di questi temi sono il motivo conduttore di un dialogo serrato che Elena La Verde conduce con se stessa. Un dialogo che si risolve in un interrogarsi continuo, per esorcizzare risposte che già conosce, su una condizione, non solo femminile, che la pone in un particolare rapporto col mondo e con le cose. Un non rapporto, probabilmente, ma la consapevolezza di vivere all’interno di una tensione che non lascia vie di uscita, che non contiene sbocchi liberatori. L’unica certezza è lo scorrere del tempo che procede, con noi e oltre noi operando continue separazioni e lacerazioni che lasciano nella consapevolezza di una immobilità della quale siamo perenni prigionieri. L’illusione di vivere nell’attesa di un “abisso di pace” porta Elena La Verde a serrare i buchi che il tempo apre trovando rifugio consolatore nei sogni. Un tentativo disperato di andare oltre le cortine dell’impossibilità di vivere, anche se affiora sempre la lucidità consapevole che il tempo, che scorre e si ripete nei giorni sempre uguali, finirà, prima o poi, col frantumarsi inesorabilmente. Tuttavia il sogno è forse l’unica libertà, che rimane e che è nello stesso tempo, libertà di fuggire e morire. “Sbarrati tengo gli occhi in alto / cercando scampo al di là / dei muri e dei tetti / in un sogno a cui aggrapparmi / e fuggire fra le stelle lontane / morire con loro”. È questa una condizione nella quale il riscatto è l’accettazione stessa del vivere che si snoda giorno dopo giorno pur nell’ossessiva ripetizione di modi ed eventi che non offrono emozioni. Primavere e inverni passano, una dopo l’altro, senza più accorgersene. “Oggi è scivolato via / domani, impalpabile / so già dove finirà”. La vita stessa finisce col lasciarci l’amaro di non averla vissuta e finisce ancora con l’apparire come una giornata senza fine, come una lunga espiazione della quale non si conosce la ragione. Una poesia di attesa, quella della La Verde, che si manifesta anche in una poesia dell’accettazione e nella quale si scorge un essere donna che attende di realizzarsi in un rapporto col tempo che, in ogni caso, è speranza anche quando è distruzione. All’interno di questo cammino la conoscenza è una pianta che sente crescere dentro anche se avverte la consapevolezza di un perdersi continuo e inesorabile accettato fino alla fine. Finisce così, l’autrice, in questi versi, con lo scrivere la storia di un eterno perdersi nel tentativo perenne di liberare se stessa e di raggiungersi interrogandosi sulla vita e sulla morte, in versi che si colorano talvolta di accenti didascalici.

Franco Spena

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